Centro di Psicoterapia Cognitiva di Verona

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Psicoterapia dell’età evolutiva

Studi clinici hanno dimostrato che un tempestivo intervento a sostegno della genitorialità e sul bambino può cambiare o addirittura invertire il percorso evolutivo della psicopatologia.

L’intervento in età evolutiva tiene conto della multifattorialità e complessità della psicopatologia infantile che comprende:

  1. caratteristiche dell’individuo (caratteristiche biologiche, funzioni metacognitive, temperamento)
  2. trasformazioni maturative (organizzazione comportamentale, emotiva e cognitiva non ancora definite e stabilizzate)
  3. caratteristiche familiari (relazione di coppia, relazione di attaccamento, famiglie d’origine)
  4. aspetti sociali (inserimento e adattamento nella rete sociale di riferimento)
  5. aspetti culturali (cultura di riferimento)

 

I bambini, in sede terapeutica, necessitano di una combinazione di programmi clinici diversi, volti a fronteggiare i vari aspetti della loro patologia. Un intervento globale permetterà, quindi, di ottenere risultati soddisfacenti su tutti i fronti, fermo restando che le aree maggiormente colpite dal disturbo richiederanno maggiore attenzione e tempi più lunghi.

Un recente studio (Garland et al. 2008) ha identificato gli elementi in comune ai trattamenti evidence- based per minori e le loro famiglie. Tali elementi sono: il contenuto del trattamento, gli aspetti tecnici specifici, gli interventi diretti sull’assetto cognitivo ed emotivo del bambino, gli interventi indiretti sul minore attraverso il cambiamento degli approcci relazionali ed educativi del genitore.
Gli interventi che si sono dimostrati più efficaci sono quelli ambulatoriali con setting paralleli per bambini e genitori. E’ stata inoltre dimostrata l’importanza di coinvolgere la scuola per promuovere la generalizzazione delle abilità acquisite dai bambini.

 

La terapia cognitivo-comportamentale risulta al momento la più riconosciuta e la più efficace secondo l’Evidence Based Mental Health.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si pone come un processo di ricerca entro cui i membri della famiglia e il terapeuta svolgono ruoli diversi e complementari: bambino e genitori sono considerati i maggiori esperti dei propri contenuti mentali, rappresentativi ed emotivi, mentre il terapeuta funge da supervisore, esperto del metodo, in grado di far emergere tali contenuti e di indicare gli strumenti e le strategie più adatte per raggiungere gli obiettivi concordati nella terapia.

Gli scopi della terapia cognitivo-comportamentale sono:

  • Riflettere sulle esperienze di attaccamento, sulle emozioni, sui pensieri e sulle relazioni tra la sofferenza del bambino e le risposte dall’ambiente che lo circonda per attribuirne la giusta importanza.
  • Prevedere e condividere col bambino e la famiglia interventi mirati al problema secondo protocolli di comprovata efficacia.
  • Prevedere e condividere interventi sullo stile genitoriale.

Nello specifico la terapia comportamentale viene utilizzata sia per modificare o eliminare specifici comportamenti, sia per far acquisire al bambino abilità che non possiede.

Si basa sul principio secondo il quale i comportamenti, sia quelli adattivi che quelli disadattivi, vengono appresi attraverso le interazioni sociali. Un intervento volto a modificare gli stimoli ambientali che precedono e seguono l’azione del bambino, può essere, quindi, utile per aiutarlo a “disapprendere” le condotte problematiche ed a sostituirle con comportamenti desiderabili.

La terapia cognitiva ed in particolare la terapia razionale-emotiva di A. Ellis è un intervento clinico volto a correggere gli elementi disfunzionali delle rappresentazioni mentali dei bambini/adolescenti, così da migliorare la qualità delle loro emozioni. La R.E.T. non si propone come tecnica per eliminare le emozioni spiacevoli, ma semplicemente come strumento capace di aiutare, i soggetti problematici, a minimizzare l’impatto che queste emozioni hanno sulla loro vita e sui loro rapporti, così da far loro acquisire maggiore ottimismo e maggiore fiducia nel prossimo.

 

La psicoterpia cognitivo-comportamentale non prevede ovviamente interventi focalizzati solo sul bambino/adolescente ma anche interventi di gruppo, counseling e parent training ai genitori e counseling ed interventi nelle scuole.

 

La terapia di gruppo prevede attività che, se debitamente impostate, si rivelano ottimi strumenti in grado di promuovere non solo la socializzazione, ma anche lo sviluppo morale e cognitivo del bambino/adolescente. Gli obiettivi principali di questi percorsi terapeutici sono: osteggiare problematiche psichiche e comportamentali e incrementare le abilità prosociali. Esempi di questo tipo di percorso sono il Coping Power Program, indicato per il trattamento dei disturbi da comportamento dirompente e il Cool Kids Program indicato per i disturbi d’ansia.

 

L’intervento con i genitori riguarda solitamente la situazione problematica che si trovano ad affrontare col figlio. Il bambino, attraverso la sua sintomatologia, esprime una condizione di disagio che coinvolge tutto quanto il nucleo domestico. Un’azione globale sulle dinamiche inter-familiari, diviene necessaria per favorire l’estinguersi delle condotte problematiche.

I genitori, di fronte alla patologia del figlio, possono sviluppare sensi di colpa, sentimenti di inadeguatezza, possono convincersi di aver mancato qualcosa e di avere così determinato l’insorgenza del problema. Possono anche non sapere come fronteggiare il disturbo e a causa di disinformazione in materia di pratiche educative, possono, in maniera non consapevole, contribuire essi stessi ad una sua intensificazione.

I genitori possono richiedere quindi una consulenza privata col professionista al fine di condividere il problema e scambiare di opinioni rispetto alle possibili soluzioni oppure accedere ad un percorso di gruppo di parent training.

Gli obiettivi del parent training consistono nell’aiutare i genitori nell’adempimento delle loro funzioni anche in presenza di condizioni gravemente problematiche e condividere le difficoltà che incontrano nell’accudire il proprio bambino.

I programmi di parent training seguono sostanzialmente le seguenti fasi:

  1. comprensione del problema, preparazione al cambiamento e ridefinizione del problema;
  2. introduzione di alcune tecniche educative specifiche;
  3. uso flessibile delle tecniche apprese e prevenzione dei comportamenti problema attraverso il riconoscimento degli eventi premonitori.

 

Il coinvolgimento degli insegnanti dovrebbe far parte integrante di un percorso terapeutico dato che la loro collaborazione incide notevolmente sull’esito e l’efficacia dell’intervento stesso.

Tale collaborazione può articolarsi attraverso degli incontri di consulenza con il professionista su casi problematici specifici oppure attraverso progetti di prevenzione o di intervento su tematiche d’interesse per la scuola. Alcuni esempi di progetti attivati nelle scuole di diverso ordine e grado sono: progetti sul bullismo e cyberbullismo, progetti sulla sessualità ed affettività, progetti di alfabetizzazione emotiva, progetti di orientamento scolastico.

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